
CASA –
FAMIGLIA
Introduzione
Può capitare
che una persona perda il ruolo che, secondo le aspettative
sociali, gli competerebbe e ciò che ne deriva è
un forte squilibrio. La reazione è i rifiuto, da parte
della società e spesso anche da parte dello stesso
individuo che non può/vuole accettare la propria condizione.
La conseguenza ultima è una sola: l’emarginazione,
la messa al bando, la “cancellazione” dal contesto
sociale.
Nel caso dei malati di AIDS questo fenomeno è ancora
più forte: bisogna tenere conto del vissuto di morte,
sangue, sesso, peccato, punizione che tale malattia pone all’immaginario
collettivo, oltre, naturalmente, alla paura (che spesso diviene
irrazionale fobia) del contagio.
Tra le cause di infezione da HIV in Italia al primo posto
è la tossicodipendenza: la famiglia dell’ammalato
di AIDS è spesso multiproblematica, non ha risorse
“normali” di tempo, economiche, culturali, affettive.
Tale problema
è ancora più evidente e drammatico quando parliamo
di donne e bambini ammalati di AIDS; due fra le “categorie”
sicuramente più deboli. Inoltre, va detto che la realtà
dei servizi socio-sanitari nel Meridione è piuttosto
carente; difatti troppo spesso gli interventi effettuati sono
semplicemente quelli di separare le mamme dai figli “collocando”
questi ultimi in istituti in attesa di una improbabile soluzione
più adeguata.
Le donne-madri in fase di AIDS che non hanno un supporto dalla
famiglia si ritrovano a dover affrontare un distacco dal proprio
figlio nel momento in cui si assiste al peggioramento della
malattia; tutto ciò potrebbe essere evitato con i supporti
sociali appropriati:
La
legge 135/90 “Programma di interventi urgenti per la
prevenzione e la lotta contro l’AIDS” prevede
all’art. 1 comma 2 che “Il trattamento a domicilio
(…..) può essere attuato anche presso idonee
residenze collettive o case alloggio, con il ricorso ad istituzioni
di volontariato…”
Dopo 4 anni la Regione Campania ha recepito gli indirizzi
della legge quadro e, con DPG n. 3914 del 18/04/94, prevede
all’art. 27 che: “Per l’assistenza ai casi
per i quali si registrino condizioni di inadeguatezza e difficoltà
socio-ambientali, che non consentano il trattamento a domicilio,
sono attivabili 17 posti per il trattamento di pazienti affetti
da AIDS…”
A tutt’oggi la realtà della Regione Campania
non ha attuato un solo posto per l’assistenza in Case-
Alloggio delle persone in AIDS conclamata.
1. Obiettivi
La casa famiglia
molto spesso diventa l’ultima situazione familiare,
amicale e relazionale per la persona accolta.
Lo scopo principale della casa alloggio A.N.L.A.I.D.S. sarà
quello di offrire accoglienza ed assistenza globale a persone
con AIDS conclamata che si trovino in condizioni socio-economiche
tali da non permetterne la permanenza nel proprio ambito familiare;
offrire agli ammalati un ambiente affettivo familiare ed un
supporto psicologico per affrontare dignitosamente la malattia;
fornire un aiuto a riprogettare la propria vita e a ricostruire
un proprio spazio di autonomia e – ove possibile –
favorendo un reinserimento sociale e familiare, nonché
offrendo un accompagnamento nella fase terminale della malattia.
2. Destinatari
La Casa famiglia
accoglierà mamme e bambini malati di AIDS di tutta
Italia.
E’ sembrata importante la creazione di una struttura
che permetta di non smembrare il nucleo familiare e che offra
al tempo stesso la possibilità di un sostegno tale
da salvaguardare il legame madre-figlio.
3. Attività
previste
- Predisporre
l’accoglienza, stilare i progetti individualizzati di
assistenza psicosocio-sanitaria;
- Curare l’aspetto sanitario (occuparsi di visite, prelievi,
lastre, somministrazione di terapie)
- Organizzare attività del tempo libero dirette sia
alle mamme che ai bambini: uscite, gite, creazione di laboratori
(attività artigianali, informatica, ludoteca, teatro,
ecc.)
- Organizzare attività di sostegno psicologico, sia
individuale che di gruppo (terapia familiare, gruppi di aiuto-aiuto)
- Organizzare (dove possibile insieme alle persone ospiti
della casa) i lavori di pulizia e manutenzione della casa
(dispensa e lavanderia)
- Curare il rapporto coi volontari.
La casa-famiglia,
inoltre si prefigge lo scopo di divenire un punto di riferimento
sul territorio sia come sportello (segretariato sociale, informazioni
sull’AIDS o per che desidera fare volontariato in questo
campo) che per le altre Istituzioni con le quali sarà
di fondamentale importanza la collaborazione in un’ottica
di rete.
Si stabiliranno collegamenti con i reparti regionali di Malattie
Infettive, con i Ser. T, con i Servizi Sociali, con il Tribunale
per i Minori, con le scuole e con le associazioni del privato
sociale impegnate nel campo dell’AIDS, delle donne e
dei bambini.
E’ importante evitare in tutti i modi la ghettizzazione
e la rottura coi riferimenti sociali, culturali e umani dei
malati ma anzi, supportare il loro rapporto col tessuto urbano,
con gli “altri”, con l’”esterno”.
E questo oltre che per dare alle ospiti la possibilità
di “uscire” e di mantenere una vita quanto più
è possibile normale, anche per compiere qualche piccolo
passo verso la sconfitta della diffidenza e della paura che
spesso sono solo frutto della non-conoscenza.
4. Risorse
La struttura,
offerta in comodato d’uso dal comune di Napoli, ha una
capienza di 12 posti letto (tra mamme e bambini) ed è
costituita da un edificio indipendente (un ex asilo) posto
alla periferia di Napoli (Scampia).
La Casa-Famiglia presenta numerose barriere architettoniche
per le quali sono necessari grossi lavori di ristrutturazione
ed adeguamento alle norme igienico-sanitarie previste dalla
legge.
Gli spazi abitativi consisteranno in 6 camere da letto con
la possibilità di alloggiare in ognuna di esse una
mamma ed un bambino; 2 spazi collettivi (una sala da pranzo
e una sala per attività ricreative – di cui al
punto 3 -); una cucina e servizi igienici. Sono previsti inoltre
2 uffici, una sala per riunioni-terapie di gruppo, un’infermeria
ed una stanza per l’operatore che farà il turno
di notte.
5. Attrezzature
- Arredamento
locali
- Un’automobile
- Un’infermiera per le visite mediche attrezzate con
presidi medici chirurgici
- 2 linee telefoniche
- Una fotocopiatrice
- 2 Personal Computer
- Apparecchiature per la sterilizzazione
- Sistema di sicurezza esterno
- Ogni camera sarà dotata di un televisore
6. Risorse umane
Responsabile scientifico
Professore Marcello Pizza
Responsabile sociale
Dottoressa Carmela Maietta
Operatori retribuiti
- 1 Responsabile coordinatore della Casa-Famiglia
- 2 Medici, di cui un pediatra (che copriranno, con la reperibilità,
l’arco delle 24 ore)
- 3 Infermieri professionali di cui almeno uno specializzato
in pediatria (che copriranno, con la reperibilità,
l’arco delle 24 ore)
- 1 Psicologo
- 1 Assistente sociale
- 1 Fisioterapista
- 2 Addetti all’assistenza (cucina e pulizie)
- 1 Animatore
- 1 Persona addetta alla custodia
|